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No alla riduzione delle rese sui vini generici

“Lo schema di decreto che taglia le rese del vino generico è un controsenso: mette “per legge” i produttori fuori mercatosottolinea Danilo Misirocchi, presidente di Cia – Agricoltori Italiani RomagnaProduttori che in questi anni hanno investito molto per rispettare le scelte politiche regionali in materia e arrivare ad un equilibrio fra costi e ricavi. Sin dall’inizio la Regione Emilia-Romagna non ha condiviso la scelta parlamentare di introdurre la limitazione produttiva e Cia concorda con l’assessore Mammi. Se passano le riduzioni non è più conveniente produrre quest’uva. Non è certo così che si favorisce la ripresa della filiera agroalimentare. Il mercato del vino generico non è in concorrenza con quello Dop e Igp. I consumatori sono diversi e la richiesta per il vino generico c’è: viene venduto tutto. Con la riduzione delle rese si finirà per importare prodotto dall’estero a scapito delle nostre aziende”.

Il commento del Presidente di Cia Romagna, Danilo Misirocchi, ribadisce la posizione di Cia nazionale, fortemente contraria alla bozza di decreto del Ministero uscita lo scorso 26 febbraio sulla riduzione delle rese sui vini generici.

Cia – Agricoltori Italiani mette in evidenza che la riduzione delle rese dei vini generici deve essere stabilita dalle regioni in Conferenza Stato-Regioni, perché impatta in maniera diversa sui territori. La bozza uscita ad inizio febbraio teneva conto di questo principio e andava bene, poi, il 26 febbraio scorso è uscita una nuova bozza, totalmente stravolta, che penalizza la produzione di vini generici. La bozza stabilisce la riduzione da 500 a 300 quintali per ettaro, con possibilità di prevedere una deroga da parte del Ministero per le politiche agricole per riconoscere una resa massima di 400 quintali per ettaro limitatamente ai territori particolarmente vocati a questa tipologia di produzione.

“Nella nostra regione e in Romagna di passi avanti sull’uva per la produzione di vini generici se ne sono fatti tantispiega MisirocchiIn particolare dagli inizi degli anni Duemila ad oggi, abbiamo investito in maniera consistente sugli impianti e sulla filiera per avere un prodotto di qualità che guarda ai consumatori e al mercato. È incomprensibile questa marcia indietro, perché rischia di danneggiare fortemente i produttori locali in un mercato che, anche per effetto della pandemia, sta generando buone performance su vini di largo consumo, senza intaccare minimamente i vini Dop e Igp”.

Concludendo, il presidente di Cia Romagna, Danilo Misirocchi, ribadisce: “I criteri del nuovo decreto devono tenere in considerazione le specificità produttive e commerciali dei vini generici tra i vari territori e, insieme alla Regione Emilia-Romagna, faremo valere questo principio”.

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