ROMAGNA

COMUNICATI STAMPA ROMAGNA

Riaperture graduali e in sicurezza per garantire un’estate di ripresa

Per il settore agricolo far ripartire ristoranti, bar e agriturismi, così come tutte le attività commerciali, è cruciale per la sussistenza

In attesa di indicazioni ufficiali, è evidente che per il settore agricolo e agroalimentare far ripartire ristoranti, bar e agriturismi, così come tutte le attività commerciali, sia ormai cruciale alla sussistenza. Il cronoprogramma per la riapertura garantisca gradualità e, soprattutto sicurezza, perché ai cittadini e ai settori produttivi va assicurata una ripresa effettiva e senza il perdurare dei continui shock che stanno duramente colpendo economia e società. Così Cia-Agricoltori italiani Romagna sulle varie ipotesi per un allentamento progressivo delle restrizioni sui cui il Governo dovrà pronunciarsi nelle prossime settimane.

Per Cia Romagna resta fondamentale che siano il dato sanitario e l’intensificarsi delle vaccinazioni a dettare la tabella di marcia. L’avvicinarsi dell’estate non deve indurre a riaperture affrettate e scellerate, ma far ragionevolmente pianificare e programmare nuove misure che, se confermate le zone arancioni, agevolino l’attività di ristoranti e agriturismi, bar e hotel, privilegiando con l’arrivo del caldo gli spazi all’aperto, favorendo il ricorso alle prenotazioni con le riaperture anche nelle ore serali, il distanziamento e ancora l’uso della mascherina.

Le aziende agricole, ricorda Cia, stanno facendo da mesi del loro meglio, ora anche sostenendo gli effetti del maltempo, per non mettere a repentaglio l’approvvigionamento alimentare, ma né le consegne a domicilio né l’e-commerce che si stanno rivelando strategici da mesi, possono in alcun modo compensare la chiusura del canale dell’Horeca e, quindi, il blocco dei consumi fuori casa che rappresentano un terzo del totale con perdite superiori stimate oltre 40 miliardi di euro.

Il comparto agrituristico conta danni pari a 1,2 miliardi da inizio pandemia a oggi e, quindi, i prossimi mesi, saranno determinanti a decidere le sorti delle strutture ricettive in campagna394 agriturismi in Romagna, di cui 184 in provincia di Forlì-Cesena, 139 in provincia di Ravenna e 71 in provincia di Rimini, con
un’importante componente femminile. La prossima stagione estiva deve rappresentare il punto di ripresa su cui investire con un piano organico che tuteli la salute del Paese nel breve, nel medio e nel lungo periodo.

Ortofrutta: agricoltori senza giusto reddito

Su 100 euro spesi dal consumatore solo 6 in tasca al produttore. Per riequilibrare la catena del valore, maggiore aggregazione e relazioni innovative “di sistema”, anche con la distribuzione

L’ortofrutta italiana rappresenta il 25,5% della produzione agricola nazionale per un valore di 15 miliardi, interessa una superficie di 1,2 milioni di ettari, coinvolge circa 300 mila aziende e, soprattutto, sta reggendo all’urto della pandemia, nonostante le difficoltà gestionali, con picchi di vendite del +13% registrati durante il lockdown e acquisti sostanzialmente stabili lungo tutto il 2020. Eppure, per gli agricoltori c’è ancora un enorme problema irrisolto nella catena del valore: in Italia, infatti, si stima che, per frutta e ortaggi freschi, su 100 euro spesi dal consumatore, al produttore rimangano in tasca solo tra i 6 e gli 8 euro netti. Ancora meno nel caso dei prodotti trasformati, dove il margine in campo all’imprenditore agricolo è inferiore ai 2 euro. Una questione annosa che va necessariamente affrontata, senza ulteriori indugi, per dare vita a un nuovo “patto di sistema dell’ortofrutta italiana” più equo, moderno, efficiente, e rispondere così alle prossime sfide economiche e ambientali legate al Green Deal europeo che richiedono sempre maggiori standard di sostenibilità.

Questo il messaggio lanciato da Cia-Agricoltori Italiani nel webinar “Il valore nell’ortofrutta, dalla filiera al sistema”, il primo di due appuntamenti dedicati al settore per supportare l’Anno Internazionale della Frutta e della Verdura 2021 promosso dalla FAO. Partenza significativa dalla Romagna, da Cesena, per il ruolo e il valore che l’ortofrutta dell’Emilia-Romagna riveste per il tessuto economico regionale e nazionale e come territorio che esprime esperienze virtuose di appartenenza alla filiera. In specifico riferimento a queste sono intervenute per l’occasione Apofruit, Canova ed Orogel Fresco, oltre agli altri ospiti quali Ismea, Federdistribuzione e Ortofrutta Italia.

“Il settore ortofrutticolo è esposto a rischi enormi, legati agli eventi climatici, come ad esempio le terribili gelate di questi giorni, ma anche alle problematiche fitosanitarie e alla pressione competitiva globaleafferma il presidente di Cia Emilia-Romagna, Cristiano FiniLa ripartizione sbilanciata dei prezzi lungo la filiera rischia di indebolire in maniera irreversibile le aziende agricole, molte delle quali in grande sofferenza”.

La deperibilità, i costi esterni come energia, packaging e trasporti, la complessità delle relazioni tra gli attori, la frammentazione della filiera e la difficoltà ad attuare strategie condivise di sistema, sono tutti fattori che condizionano negativamente l’acquisizione del giusto reddito per i produttori ortofrutticoli. “È tempo di riequilibrare la ripartizione del valoresostiene Finiricordandosi anche degli agricoltori. È necessario sperimentare nuove soluzioni e garantire solidità a tutte le componenti, stimolare processi di aggregazione tra i produttori e costruire relazioni più equilibrate e innovative tra tutti i soggetti del sistema ortofrutticolo, compresa la distribuzione”.

Si tratta di passaggi ben specificati nel corso del webinar dal presidente del GIE Ortofrutta di Cia, Antonio Dosi: “Le strategie attraverso cui la produzione agricola può recuperare o riuscire a trattenere una quota maggiore di valore aggiunto passano per aggregazione, azioni di promozione unitarie, sviluppo dell’economia contrattuale, contrasto alle pratiche commerciali sleali, operatività piena dell’interprofessione”. Inoltre, ha aggiunto Dosi, “è necessario incoraggiare un patto fra gli attori della catena ortofrutticola e collaborare per eliminare inefficienze, aumentare la competitività del settore, ridurre gli squilibri”.

Rafforzare la posizione degli agricoltori e accrescere la competitività del comparto è una sfida importante anche per cogliere la crescente domanda di ortofrutta in tutte le sue molteplici declinazioni, compresa quella di nuovi servizi e informazioni. Il Covid, infatti, ha amplificato l’interesse verso una sana alimentazione, con il 57% degli italiani che consuma frutta e verdura perché “fa bene” alla salute, e il suo consumo è universalmente riconosciuto come parte essenziale di una dieta equilibrata. Con 25 milioni di persone nel Paese obese o in sovrappeso, di cui il 25% bambini e adolescenti, è sempre più importante inserire frutta e verdura nel carrello della spesa, con un occhio sempre più attento alle caratteristiche del processo produttivo per il 55% delle famiglie (origine italiana, tracciabilità, prodotto locale e/o biologico) e alla stagionalità per il 43%.

Un obiettivo in linea con la FAO che, con l’Anno Internazionale della Frutta e della Verdura 2021, vuole da un lato stimolare il consumo di frutta e verdura e, dall’altro, evidenziare come “le catene di valore sostenibili e inclusive possono contribuire ad aumentare la produzione, a migliorare la disponibilità, la salubrità, l’accessibilità economica e la parità di accesso alla frutta e alla verdura, al fine di promuovere la sostenibilità economica, sociale e ambientale”.

Freddo e gelate notturne, agricoltori ancora in ginocchio


La prima ricognizione indica danni ingenti e si teme per le prossime notti

Il brusco crollo delle temperature e le gelate notturne mettono ancora una volta in ginocchio gli agricoltori romagnoli. Una prima ricognizione dei danni causati dal maltempo di questo inizio aprile è stata svolta questa mattina da Cia Romagna fra i propri associati.

“E’ chiaro che ancora è presto per stimare il valore dei danni con precisione  – spiega il presidente Danilo Misirocchi -. Sappiamo già però che sono ingenti, soprattutto in alcuni territori. Le temperature insolitamente basse per il periodo, le coltivazioni bagnate dalla pioggia e una notte umida hanno purtroppo aumentato gli effetti negativi della gelata nella notte scorsa.

E’ stato colpito in maniera più dura il territorio ravennate. Nel forlivese-cesenate ci sono stati danni fino alle zone collinari e in aree tradizionalmente meno esposte, anche se la copertura nuvolosa ha in parte contenuto la gelata. Nel riminese, dove la neve è scesa anche a quote basse, al momento sono registrati danni minori. 

Le colture vittime del gelo sono soprattutto gli alberi da frutto, peschi, albicocchi, ciliegi, susini, in parte meli e peri, kiwi e in alcuni casi sono stati segnalati danni alle viti. Temiamo ora per le prossime notti, visto che le previsioni indicano condizioni che potrebbero portare nuove gelate”.

No alla riduzione delle rese sui vini generici

“Lo schema di decreto che taglia le rese del vino generico è un controsenso: mette “per legge” i produttori fuori mercatosottolinea Danilo Misirocchi, presidente di Cia – Agricoltori Italiani RomagnaProduttori che in questi anni hanno investito molto per rispettare le scelte politiche regionali in materia e arrivare ad un equilibrio fra costi e ricavi. Sin dall’inizio la Regione Emilia-Romagna non ha condiviso la scelta parlamentare di introdurre la limitazione produttiva e Cia concorda con l’assessore Mammi. Se passano le riduzioni non è più conveniente produrre quest’uva. Non è certo così che si favorisce la ripresa della filiera agroalimentare. Il mercato del vino generico non è in concorrenza con quello Dop e Igp. I consumatori sono diversi e la richiesta per il vino generico c’è: viene venduto tutto. Con la riduzione delle rese si finirà per importare prodotto dall’estero a scapito delle nostre aziende”.

Il commento del Presidente di Cia Romagna, Danilo Misirocchi, ribadisce la posizione di Cia nazionale, fortemente contraria alla bozza di decreto del Ministero uscita lo scorso 26 febbraio sulla riduzione delle rese sui vini generici.

Cia – Agricoltori Italiani mette in evidenza che la riduzione delle rese dei vini generici deve essere stabilita dalle regioni in Conferenza Stato-Regioni, perché impatta in maniera diversa sui territori. La bozza uscita ad inizio febbraio teneva conto di questo principio e andava bene, poi, il 26 febbraio scorso è uscita una nuova bozza, totalmente stravolta, che penalizza la produzione di vini generici. La bozza stabilisce la riduzione da 500 a 300 quintali per ettaro, con possibilità di prevedere una deroga da parte del Ministero per le politiche agricole per riconoscere una resa massima di 400 quintali per ettaro limitatamente ai territori particolarmente vocati a questa tipologia di produzione.

“Nella nostra regione e in Romagna di passi avanti sull’uva per la produzione di vini generici se ne sono fatti tantispiega MisirocchiIn particolare dagli inizi degli anni Duemila ad oggi, abbiamo investito in maniera consistente sugli impianti e sulla filiera per avere un prodotto di qualità che guarda ai consumatori e al mercato. È incomprensibile questa marcia indietro, perché rischia di danneggiare fortemente i produttori locali in un mercato che, anche per effetto della pandemia, sta generando buone performance su vini di largo consumo, senza intaccare minimamente i vini Dop e Igp”.

Concludendo, il presidente di Cia Romagna, Danilo Misirocchi, ribadisce: “I criteri del nuovo decreto devono tenere in considerazione le specificità produttive e commerciali dei vini generici tra i vari territori e, insieme alla Regione Emilia-Romagna, faremo valere questo principio”.

Donne in Campo – attenzione alle aree rurali, alla multifunzionalità, accesso al credito e alla terra

In Romagna, comprendendo le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, anche le aziende agricole femminili soffrono la crisi causata dalla pandemia. Al 31.12.2020 le imprese femminili attive (agricole e non agricole) erano 22.153 e hanno segnato una contrazione media di circa lo 0,6% rispetto allo stesso periodo del 2019. Le imprese agricole femminili attive erano 2.860 e hanno registrato, rispetto allo stesso periodo del 2019, un calo medio di circa il 2,3%.

Le difficoltà legate all’emergenza sanitaria hanno colpito in maniera trasversale tutti i settori e i comparti, ma fra questi ce ne sono alcuni che sono in maggiore sofferenza. “Nel settore agricolo gli agriturismi e le fattorie didattiche sono sicuramente i comparti che stanno attraversando una crisi senza precedenti, insieme alle aziende agricole i cui prodotti servono l’HO.RE.CA. e la ristorazione in generale”. Queste le parole di Stefania Malvolti, coordinatrice Donne in Campo – Cia Romagna. È stata penalizzata anche la vendita diretta in parte a inizio emergenza sanitaria, con la confusione e i divieti che hanno colpito anche i mercati all’aperto, prima vietati poi, anche per l’azione di Cia Romagna, pian piano organizzati e riaperti rispettando le giuste regole per il contenimento della diffusione del virus. “Ci siamo organizzati anche per la vendita online e la consegna a domiciliospiega la Malavoltima questa, almeno per l’esperienza delle nostre zone, ha comportato molto impegno, si viaggia un’intera giornata e si realizza un terzo rispetto alla vendita diretta sul posto. In ogni caso il valore della consegna a domicilio (come di altri multiservizi), soprattutto per le aree interne della collina e della montagna, va oltre il soddisfacimento di un’esigenza di base come il mangiare. In particolare in questo periodo, che sta diventando lungo, fatto di assenze e distanze rappresenta un nutrimento sociale, nel rigoroso rispetto di tutte le norme anti Covid-19, specialmente per le persone che sono sole a prescindere dall’emergenza: è un modo per dire noi ci siamo”.

Come Donne in Campo si chiede al nuovo Governo e al nuovo ministro per le politiche agricole Stefano Patuanelli che l’impegno multifunzionale delle imprese agricole sia premiato e incentivato con risorse ad hoc, perché fornisce ai cittadini e alle comunità un servizio fondamentale. Pensiamo alle fattorie sociali e didattiche, agli agri-asili, agli agriturismi, che offrono conoscenza, inclusione e integrazione, turismo e benessere. Serve rafforzare gli strumenti di accesso al credito e favorire l’accesso alla terra da parte delle donne a tutte le età. Servono investimenti per il miglioramento e lo sviluppo dei servizi sociali e digitali nelle aree rurali; presidi territoriali sociosanitari per una rete di assistenza diffusa, asili, scuole, banda larga diffusa. Elementi che favoriscono la crescita dell’imprenditoria femminile, aiutando le donne nel lavoro di cura e sostegno alla famiglia, per poter strutturare le proprie aziende e creare valore aggiunto per il territorio. Attenzione all’ambiente, alla biodiversità, cura e manutenzione del paesaggio, del benessere animale, è l’impegno che agricoltori e allevatori mettono nel loro lavoro ogni giorno, donne e uomini, consapevoli dei nuovi obiettivi green dell’Unione Europea, consapevoli che in questa regione tanto si è fatto e si sta facendo. Tutto questo volto a rafforzare il sistema produttivo italiano, produrre materiali sostenibili, creare nuova occupazione femminile e giovanile.

Nella tabella seguente una sintesi dei dati sulle imprese agricole femminili attive in Romagna al 31.12.2020 e un confronto con la variazione rispetto alla fine del 2019 (Fonte: Unioncamere, Camera di Commercio di Ravenna, Camera di Commercio della Romagna, rielaborazione Cia Romagna).

In Romagna, comprendendo le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, al 31.12.2020 le imprese femminili attive erano 22.153 e hanno segnato una contrazione media di circa lo 0,6% rispetto allo stesso periodo del 2019. Le imprese agricole femminili attive erano 2.860 e hanno registrato, rispetto allo stesso periodo del 2019, un calo medio di circa il 2,3%. Il totale delle imprese attive (femminili e non, agricole e non) in Romagna era di 104.459 (-0,8% in media rispetto al 2019). Le agricole attive (femminili e non) erano 15.440 (-1,8% in media rispetto al 2019). A livello regionale le agricole femminili attive hanno avuto un calo del -1,9% e a livello nazionale del -1,2%.

Provincia di Ravenna – Le imprese femminili rappresentano il 21,2% del totale delle imprese attive. Le agricole femminili incidono per il 14,2% sulle imprese femminili e per il 15,4% sul totale delle imprese. Erano 1.025 (-1,9% rispetto al 31.12.2019).

Provincia Forlì-Cesena – Le imprese femminili rappresentano il 20,7% del totale delle imprese attive. Le agricole femminili incidono per il 17,4% sulle imprese femminili e per il 20,6% sul totale delle imprese. Erano 1.305 (-2% rispetto al 31.12.2019).

Provincia di Rimini – Le imprese femminili rappresentano il 21,8% del totale delle imprese attive. Le agricole femminili incidono per il 7,1% sulle imprese femminili e per il 21,9% sul totale delle imprese. Erano 530 (-3,1% rispetto al 31.12.2019).

Caccia al cinghiale nell’oasi naturalistica di Torriana Montebello, la posizione di Cia Romagna

Intervento di Cia Romagna e Confagricoltura interprovinciale Forlì – Cesena, Rimini sulla questione della caccia al cinghiale nell’oasi naturalistica di Torriana Montebello (RN) e della protesta del comitato dei residenti.

C’è la necessità di una valutazione a 360° della questione comprendendo i danni che gli animali selvatici, in particolare i cinghiali, causano sia alla viabilità, che alle coltivazioni agricole di tutto il territorio della provincia riminese. Tutelare il territorio e i cittadini significa anche non dimenticarsi degli agricoltori che fanno della gestione del paesaggio e della manutenzione dei terreni la loro missione.

La decisione della Regione di non ripristinare i confini originari dell’oasi, per consentire la riduzione del numero dei selvatici, va nella direzione della tutela di tutti i cittadini senza discriminazioni. Sul piatto della bilancia è necessario mettere tutti i problemi, ci vogliono delle risposte concrete alle aziende agricole presenti sul territorio prima di criticare la scelta presa dalla Regione. L’aumento esponenziale negli ultimi anni di danni da selvatici ha bisogno di soluzioni tangibili.

Ricordiamo che l’oasi è un istituto faunistico previsto dalla legge dello Stato il cui unico obiettivo è salvaguardare le particolarità faunistiche, pertanto non è né un parco, né una riserva naturale, e le valutazioni generali sulla efficacia gestionale devono avere come elemento principale per l’appunto quello legato alla presenza della fauna.

Cia Romagna e Confagricoltura interprovinciale Forlì–Cesena, Rimini sono d’accordo con l’assessore regionale Alessio Mammi che si è detto molto preoccupato per l’aumento dei danni causati cinghiali alle aziende agricole e non solo ma anche sulla viabilità. Come è noto in Italia ci sono stati casi in cui i cinghiali si sono spinti fino all’autostrada causando incidenti anche mortali.

Il futuro della politica agricola, Next Generation EU, sostenibilità ambientale

Il 18 febbraio alle 20.30 Cia Romagna recupera l’evento online sul tema “Il futuro della politica agricola – Dai fondi straordinari del Next Generation EU alla sostenibilità ambientale”, grazie anche alla rinnovata disponibilità degli ospiti coinvolti.

Appuntamento quindi sul canale YouTube di Cia Romagna con gli interventi della Responsabile Ufficio Bruxelles Cia – Agricoltori Italiani,Alessandra De Santis, e dell’Assessore all’agricoltura e agroalimentare, caccia e pesca della Regione Emilia-Romagna, Alessio Mammi.

I lavori saranno presieduti da Danilo Misirocchi, Presidente Cia Romagna; le conclusioni sono affidate al Vicepresidente di Cia Emilia-Romagna, Antenore Cervi.

Cia Romagna con questo appuntamento pubblico in streaming intende informare gli associati sulla situazione, oggi, dei temi oggetto dell’incontro (Pac, Next Generation, Green Deal, sostenibilità); sui vari orientamenti in essere in merito e, all’interno di questi, su come stanno operando l’Organizzazione e l’assessorato regionale all’agricoltura, con il quale Cia ha un rapporto continuo.

Per Cia è indispensabile che la nuova Pac non si trasformi in una politica finalizzata al raggiungimento di obiettivi puramente ambientali, a discapito della produzione agricola e dello sviluppo delle aree rurali. “Detto ciò, non possiamo contrastare il percorso verde, che anche noi condividiamo e da tempo lo pratichiamo in questa regione – spiega Danilo Misirocchi – È necessario il confronto e deve avvenire su basi scientifiche e non ideologiche. Solo con la scienza e l’innovazione è possibile migliorare l’impatto ambientale. Quindi, dobbiamo far emergere alcuni pregiudizi non corretti verso l’attività agricola e chiarirli anche a tutta l’opinione pubblica, a quella che esprime sensibilità verso i temi della sostenibilità ambientale e anche a quella che ne dimostra meno, perché si tratta comunque del futuro di tutti”.

Gli agricoltori vogliono continuare ad essere protagonisti attivi nella svolta che mira alla neutralità climatica e sono pronti ad investire ancora per rispondere agli obiettivi delle strategie verdi e della sostenibilità dell’Unione Europea (Farm to Fork e Biodiversity).  “Condividiamo il percorso verde europeo. In Emilia-Romagna ci siamo impegnati molto e abbiamo realizzato tanto su questo versante, riducendo in maniera importante l’impatto della nostra attività sull’ambiente – specifica Misirocchi – Non vorremmo che proprio gli importanti risultati ottenuti sin qui in questo territorio, frutto di grandi percorsi, diventassero un demerito, una penalizzazione e ci trovassimo a dover pagare un caro prezzo perché abbiamo già fatto un pezzo di strada. Questo pezzo di strada deve essere riconosciuto. La sostenibilità, oltre che ambientale deve essere produttiva, economica e sociale. Diversamente – conclude Misirocchi – la ricaduta sul territorio potrebbe avere impatto negativo su tutti i fronti, frutticoltura compresa, già in sofferenza. Le superfici potrebbero ridursi ulteriormente e questo non farebbe bene nemmeno all’ambiente, visto che si tratta di colture funzionali all’assorbimento e al sequestro di anidride carbonica e alla produzione di ossigeno”.

Matteo Pagliarani tra i 27 partecipanti di tutto il mondo al Gymnasium Oma

Matteo Pagliarani, coordinatore dei Giovani Imprenditori Agricoli di Cia Romagna (Agia), 26enne, è uno dei due unici italiani, e tra l’altro romagnoli, tra i 27 partecipanti di tutto il mondo, selezionato dall’Organizzazione mondiale degli agricoltori (Oma) per la seconda edizione del Gymnasium, il percorso biennale di specializzazione internazionale per giovani agricoltori.

Prenderà così parte al biennio formativo, inaugurato online lo scorso fine novembre, in rappresentanza dei giovani imprenditori agricoli di Cia-Agricoltori Italiani.

Ad attenderlo il lungo percorso di crescita professionale che l’Oma ha pensato per i futuri leader del settore grazie a occasioni di condivisione delle conoscenze e delle esperienze attraverso lezioni in aula e il coinvolgimento in eventi internazionali come le sessioni plenarie del Comitato per la sicurezza alimentare mondiale, il Forum globale sull’alimentazione e l’agricoltura e la Conferenza delle parti Unfccc, Cop e Forum politico ad alto livello delle Nazioni Unite.

Le sfide da affrontare sono di grande attualità e già nel focus di Cia e della sua associazione dei giovani, Agia. In primo piano i cambiamenti climatici e la sostenibilità ambientale, economica e sociale, le filiere agricole e il reddito degli agricoltori. “Mi aspetta una bella sfidaafferma PagliaraniIl poter confrontarmi con altri 26 agricoltori da tutto il mondo è un forte onere e onore, che porterò avanti con tutto me stesso”.

“Siamo fieri e orgogliosi della scelta fatta dall’Oma che ha riconosciuto in Matteo uno dei nostri tanti validi giovani imprenditoricommenta il presidente nazionale di Agia-Cia, Stefano FranciaOra si apre per lui, ma anche per l’associazione, un’importante occasione di alta formazione a livello internazionale. È estremamente strategico per lo sviluppo del settore agricolo italiano che proprio le giovani generazioni di imprenditori agricoli abbiano, grazie all’Omaconclude Francial’opportunità di confrontarsi con colleghi di tutto il mondo, di apprendere da esperti di grande levatura e prendere parte da protagonisti a eventi di carattere mondiale estremamente rilevanti per il futuro post-Covid e green dell’agricoltura”.

Danilo Misirocchi, Presidente di Cia Romagna, ribadendo l’orgoglio per l’importante percorso che si è aperto per Matteo Pagliarani, sottolinea: “Gli unici due giovani scelti in tutta Italia sono romagnoli: del resto l’agricoltura ha un ruolo notevole in Romagna, anche per l’indotto che genera. La scelta è segno anche di un riconoscimento del ruolo e del valore delle organizzazioni di rappresentanza del territorio”.

Matteo Pagliarani è perito agrario e lavora nella Cooperativa di famiglia “Clorofilla”, azienda agricola multifunzionale e sociale con produzione perlopiù di farina, formaggi caprini, pasta e vino biologici. Gestisce personalmente tutto il ramo turistico dell’azienda, quello che porta il lavoro agricolo a diretto contatto con le persone in agriturismo.

Matteo Pagliarani è coordinatore di Agia-Cia Romagna e formatore professionale per il settore agrituristico. Autore del libro “Non volevo fare il contadino”, da tempo porta avanti il suo progetto di sensibilizzazione dedicato alla riscoperta e valorizzazione del settore agricolo, soprattutto tra le nuove generazioni.

Annata agraria di Cia Romagna: un 2020 difficilissimo fra Covid, meteo, parassiti, fauna selvatica e mercati sempre più competitivi

Dai dati emergono, fra le altre cose, andamenti positivi per olio e vino, molto negativi per le principali drupacee, negativi per l’actinidia e l’apicoltura. Molta varietà di andamenti nei vari comparti e nelle colture per superfici, rese medie e produzione

Si è tenuta in modalità webinar (www.youtube.com/watch?v=eXQzP1Pv7Yg), la tradizionale presentazione dei dati dell’Agraria agraria di Cia Romagna. L’edizione 2020 ha visto la partecipazione di Danilo Misirocchi, presidente Cia Romagna, Mirco Bagnari, direttore Cia Romagna, Cristiano Fini, presidente Cia Emilia-Romagna, Dino Scanavino, presidente Cia Agricoltori Italiani, Denis Pantini di Nomisma, Pierluigi Randi vicepresidente Ampro, e Manuela Rontini, consigliere regionale.

Nell’anno del Covid-19, il quadro in Romagna per le imprese agricole è senza precedenti e l’emergenza del 2020 è la loro sopravvivenza. Per alcuni comparti è l’emergenza sanitaria che ha messo in affanno le aziende; per altri le ragioni vanno ricercate in problemi strutturali ai quali si sono aggiunti problemi contingenti, come le avversità atmosferiche, che nel 2020 hanno interessato la Romagna: dalle devastanti gelate di fine marzo-inizio aprile, alla siccità, alle violente grandinate e piogge, al forte vento.  A ciò si aggiungono i danni causati da insetti alieni, dalla fauna selvatica, da nuove o più acute fitopatologie. Il tutto si traduce in una forte contrazione della produzione, trend che, in particolare per le principali colture frutticole, si registra da almeno tre anni. L’emergenza sanitaria ha effetto su tutti i settori economici. La contrazione del lavoro e del reddito è una problematica che dal settore primario scivola via via lungo tutto la filiera. Preoccupa la tenuta sociale, oltre che economica, del territorio.

I DATI DELLA ROMAGNA (Forlì-Cesena, Ravenna, Rimini)

In estrema sintesi, di seguito, la previsione dell’andamento dell’agricoltura romagnola nel 2020.

  • Imprese: calano tutte (-0,8%), anche le agricole (-2,2%).
  • Frutticolo: aumentano ettari in produzione – calano ettari coltivati, rese medie, produzione. Aumentano i prezzi medi all’origine (tranne che per le pere). Attenzione, però: la produzione delle drupacee è pressoché azzerata e si prevede un calo anche dell’actinidia, nonostante superfici (coltivate e in produzione) in leggero aumento rispetto al 2019). Un esempio: la superfice totale di pesche e nettarine in tutte e tre le province romagnole (Forlì-Cesena, Ravenna, Rimini) nel 2020 è inferiore a quella che era nel 2015 la superfice di pesche e nettarine della sola provincia di Ravenna, sia per ettari coltivati (ha Ra 2015: 8.759 – ha Romagna 2020: 8.306), sia per ettari in produzione (ha Ra 2015: 7.959 – ha Romagna 2020: 7.696). Solo ciliegio e pero presentano maggiore produzione, seppur sotto il potenziale. Bene le mele, anche se con una produzione un po’ in calo: in Romagna, per quantitativi e finestra di mercato, si prevede una stagione che può essere soddisfacente.
  • Vitivinicolo e olivicoltura: aumento superfici, rese medie, produzione, qualità. Gli aumenti sono registrati in particolare nella provincia di Ravenna per il vitivinicolo. Cala l’export del vino a livello nazionale (-4%), ma in Romagna con le grandi cooperative e la moderna distribuzione il segno è positivo. Per i piccoli produttori, invece, sulle vendite di vino non tutto è rosa e fiori. L’olivo, in Romagna, trova la sua massima estensione in provincia di Rimini (1.684 ha di cui in produzione 1.651), seguita da Forlì-Cesena (ha 1.390, in produzione 1.100) e Ravenna (ha 650, in produzione 498). Si prevede una produzione in crescita del 73% rispetto al 2019, di circa 35 mila quintali di olive per 414 mila kg di olio, dei quali 39 mila Dop. La Romagna esprime le due Dop regionali: “Colline di Romagna” e “Brisighella”.
  • Cerealicolo: calano le superfici dei cerali considerati per la stesura dell’Annata Agraria realizzata da Cia Romagna (frumento duro e tenero, mais, orzo, sorgo): -2,7% (nonostante l’aumento di quelle a tenero e mais). In Romagna si è rilevata una buona annata per qualità e sanità e complessivamente con prezzi migliori del 2019. Duro, tenero e mais hanno maggiore estensione nel ravennate; l’orzo nel cesenate.
  • Industriali, orticole, sementiere: molta varietà di andamenti di superfici, rese e prezzi fra comparti e colture.
  • Zootecnia: la Romagna concentra la maggior parte degli allevamenti avicoli della regione (terza a livello nazionale) e si distingue in particolare per le galline ovaiole. Stabili gli allevamenti avicoli e bovini. Calano capi bovini da carne e da latte, calano capi ovicaprini. Aumento capi suini nel riminese. Calo dei prezzi. L’Apicoltura registra un altro pessimo anno.
  • Biologico: aumentano imprese e superfici, bene le vendite.
  • Florovivaismo: situazione molto variegata in Romagna per un comparto che a livello nazionale affronta, causa pandemia, una crisi economica senza precedenti. Stabili o leggermente in calo le aziende. Il calo medio del fatturato è di circa il 20%. Il prodotto gettato va da un minimo del 10% a oltre il 40%. Si prevede una contrazione della produzione delle Stelle di Natale e si registra uno stop ad intensità variabile negli investimenti nelle principali frutticole (drupacee e pomacee) a livello regionale e nazionale.
  • Forlì-Cesena e Ravenna nel 2019 esprimevano più di 6milioni di produzione lorda vendibile sui 15 milioni dell’Emilia-Romagna.
  • Agriturismo: anche questo comparto è stato duramente colpito dalla pandemia. In Romagna al 2019 erano 391 le aziende attive e 488 iscritte all’Elenco degli operatori turistici. A livello regionale erano 1.197 attive e 1.528 iscritte, in aumento sul 2018.
  • Vendita diretta, consegna a domicilio, e-commerce: emerge un’accelerazione nello sviluppo di nuovi canali di vendita, aumentati molto rapidamente da inizio lockdown, che si aggiungono ai più tradizionali (cooperative, consorzi, Op; mercati all’ingrosso e moderna distribuzione).

LE DICHIARAZIONI

Ha aperto i lavori Danilo Misirocchi, presidente di Cia Romagna, che ha ripercorso le tante criticità che hanno afflitto il 2020 oltre al Covid. “In primavera abbiamo avuto grandi problemi dall’iniziale chiusura dei mercati agricoli. In questa fase è stata mantenuta la loro apertura, sono attività che si svolgono all’aperto e in piena sicurezza. Problemi ha avuto anche la silvicoltura, inserita molto tardi fra le attività ammesse durante il lockdown, e speriamo che la cosa non si ripeta. Si tratta infatti di un’attività importante sia per chi la esercita, sia per il mantenimento dei boschi e la tutela del territorio. Le restrizioni da Covid hanno aggravato poi la pressione della fauna selvatica, aumentata senza controllo, che non solo reca danni all’agricoltura, ma provoca incidenti e porta il rischio della peste suina. Ora con la zona arancione che impedisce gli spostamenti occorrono deroghe o è impossibile l’attività venatoria. Abbiamo avuto inoltre il problema delle gelate, con una vastità e un’entità di danni mai visti prima, per cui gli aiuti sono ancora insufficienti. L’ortofrutta è il comparto più in difficoltà a causa del clima, ma anche dei mercati, della cimice, delle patologie, e le aziende non riescono più a investire e innovare. Attendiamo ancora che finalmente si arrivi alla riduzione della burocrazia e chiediamo che per la copertura del rischio, dove vediamo un progressivo disimpegno delle compagnie assicurative, vengano incentivati strumenti nuovi, come le polizze parametriche. Infine il Green new deal: noi ci siamo, sin da quando già negli anni ’70 in questa regione abbiamo iniziato la lotta integrata. Ma non deve essere l’ideologia che detta le regole su coltivazioni e sostanze utiilizzabili, bensì la scienza e le competenze”.

Mirco Bagnari, direttore di Cia Romagna, ha sottolineato come il 2020 sia stato “Un anno durissimo, del tutto particolare, per il mondo ma, in particolare, per l’agricoltura romagnola, che ha dovuto fare fronte all’emergenza Covid ma anche ai pesanti danni da maltempo e legati al mutamento climatico (gelate, siccità, grandine). Cia Romagna ha lavorato per essere sempre vicina agli associati e per consentire loro di cogliere le opportunità che si sono aperte, come per esempio quelle sui vari contributi ma anche sul credito (su cui CIA Romagna ha sviluppato un nuovo servizio specifico). Ciò che è successo ha, però, spinto anche ad utilizzare modalità e canali nuovi di lavoro e ha riportato l’attenzione sulla centralità delle aziende agricole per la vita di ognuno di noi: siamo e saremo impegnati ad aiutare le imprese agricole a superare questo momento difficile e ad attrezzarsi per il futuro”

Cristiano Fini, presidente Cia Emilia Romagna. “Siamo riusciti a portare a casa per il prossimo anno 63milioni di euro per il risarcimento dei danni da cimice asiatica. Dalla prossima legge di bilancio continueremo a battere il chiodo per ulteriori risorse per le gelate tardive. Ma non dobbiamo continuare a rincorrere i problemi. Dobbiamo intervenire sugli strumenti assicurativi, che devono essere più puntuali ed efficaci. La legge 102 non va bene, il settore va riformato. Ci dobbiamo abituare ai fenomeni come gelate e grandine, per questo occorre agire in via preventiva. Lavoriamo infine con la Regione per diminuire la pressione burocratica”.

Manuela Rontini, consigliera regionale dell’Emilia-Romagna ha sottolineato come, “l’emergenza Covid ci ha fatto capire quanto sia forte e strutturato il settore agri-alimentare della regione”.

Ha chiuso con un messaggio di speranza il presidente nazionale di Cia, Secondo Scanavino: “Dopo la crisi viene lo sviluppo, e noi vogliamo continuare ad essere protagonisti di questo. Cia si assume la sua parte e la vuole fare fino in fondo”.

La versione integrale del report dell’Annata Agraria di Cia Romagna 2020 – corredata di dati e tabelle riassuntive per comparti e colture per le province di Forlì-Cesena, Rimini, Ravenna e Romagna – è consultabile e scaricabile a questo link  e le slide con tabelle riassuntive per estensioni, rese medie e produzione a questo link. L’utilizzo dei dati è possibile citando la fonte “Annata Agraria 2020 – Cia Romagna”.

L’Annata Agraria è stata curata da Lucia Betti, Giorgia Gianni ed Emer Sani dell’Ufficio Stampa di Cia Romagna. Il report è realizzato attraverso la consultazione di fonti scritte e orali. Per la ricostruzione dell’andamento dell’anno in corso, i curatori del volume si avvalgono della preziosa collaborazione degli Stacp di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini; delle Camere di Commercio della Romagna e di Ravenna; del supporto dei tecnici e della Segreteria di Cia Romagna e dei numerosi stakeholder del settore intervistati: agricoltori, rappresentanti di cooperative, consorzi, enti, esperti dei vari comparti esaminati, compreso andamento meteo e cambiamenti climatici.

L’ortofrutta e la sfida green dell’Unione Europea

Cia Romagna: il settore è pronto per il Green Deal? Servono chiarimenti

Il Macfrut Digital 2020 è stata un’ulteriore occasione per parlare dell’ortofrutta italiana alle prese con i nuovi obiettivi green dell’Unione Europea. Fra i principi cardine: riduzione dell’uso di agrofarmaci, incremento della produzione biologica e salvaguardia della biodiversità. Cia-Agricoltori Italiani è stata protagonista con un webinar sull’argomento. È emerso che l’Italia è ben posizionata rispetto a questi obiettivi, ma Cia ha sottolineato anche che è necessario riconoscere e valorizzare l’impegno alla sostenibilità degli agricoltori, sui quali non può ricadere tutto lo sforzo necessario e sui quali non può essere scaricata l’eventuale perdita di valore della materia prima nel susseguirsi delle varie fasi della filiera.

“Il comparto a livello nazionale, e ancora di più a livello regionale, ha sicuramente dei punti di forza, perché tanto si è fatto e si sta facendo – afferma Danilo Misirocchi, presidente di Cia Romagna – Pensiamo alla produzione integrata (via intermedia fra biologico e tradizionale ad elevato contenuto tecnologico e scientifico che dà risultati importanti per la riduzione degli interventi chimici), della quale si parla molto poco e della quale non siamo capaci di comunicare ai consumatori l’importanza e il forte impatto che ha avuto e che ha sulla riduzione dell’utilizzo dei fitosanitari. Tra l’altro l’Emilia-Romagna è la regione con la legislazione più restrittiva in tal senso. Pensiamo al biologico. Gli agricoltori italiani hanno ridotto di molto l’uso degli agrofarmaci e l’Italia a livello europeo ha il prodotto più sicuro: da uno studio di Nomisma risulta che ai controlli sulla presenza di residui, in media il 98% dei prodotti esaminati rispetta la legge: di questo, circa il 60% con residui assenti e circa il 37% con residui inferiori ai limiti di legge. Inoltre, preservare ecosistemi agricoli e forestali, mantenere la biodiversità è interesse degli agricoltori”.

Come ha spiegato Nomisma nel corso del webinar Cia, oggi il 36% delle imprese ortofrutticole nazionali si dedica alla produzione integrata e il 28% al biologico. Sono aziende tecnologiche che utilizzano software di gestione (il 14%), centraline meteo (8%), macchine con guida assistita, semi-automatica e Gps integrato (7%), applicazione a dosaggio variabile e sensori della pianta e del suolo (4%). Inoltre, il 71% delle aziende dell’ortofrutta ricorre a impianti per il risparmio idrico e il 33% produce energie rinnovabili, in prevalenza fotovoltaico.

Il settore – profondamente provato in questo 2020 dalle gelate di marzo e aprile e da acute problematiche fitosanitarie – ha dimostrato di essere resiliente anche in questi difficili e inaspettati mesi di emergenza Covid-19. L’ortofrutta non rappresenta solo un pilastro dell’agricoltura Made in Italy, crescendo anche durante il lockdown con un balzo dei consumi del 20% per la frutta e del 13% per la verdura, ma traina l’intero sistema agroalimentare del Paese anche in fatto di propensione al cambiamento, forte delle 300 mila aziende del comparto che fatturano quasi 13 miliardi di euro e investono da tempo per essere all’avanguardia dal punto di vista economico e ambientale.

“Detto questo, siamo pronti per affrontare la sfida della transizione verde europea? Per tradizione siamo abituati a vedere oltre l’ostacolo, a non fermarci – sottolinea Danilo Misirocchi – Dobbiamo essere protagonisti e servono chiarimenti: come si raggiungono gli obiettivi? Per tagli lineari, a prescindere da quanto già i territori hanno realizzato? C’è una strategia? Quali le soluzioni alternative agli agrofarmaci? Servono investimenti, ricerca, sperimentazione in campo. Ognuno deve fare la propria parte. Per l’innovazione fatta finora i nostri prodotti non sono stati valorizzati. Ci sarà per quella necessaria da adesso in avanti?”.

Secondo Cia, le istituzioni europee e nazionali dovranno tenere conto di una serie di priorità: garantire agli agricoltori strumenti ad hoc per continuare a produrre e fare reddito; aumentare la resistenza alle crisi di mercato; far fronte ai crescenti rischi fitosanitari con minor disponibilità di sostanze attive.

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