ROMAGNA

NOTIZIE IN PRIMO PIANO ROMAGNA

Il futuro della politica agricola: opportunità da cogliere e cambiamenti da affrontare

Ha replicato con successo e quasi 900 visualizzazioni il webinar “Il futuro della politica agricola – Dai fondi straordinari del Next Generation EU alla sostenibilità ambientale” organizzato da Cia Romagna lo scorso 18 febbraio. Si sono confrontati sul tema l’assessore all’Agricoltura e agroalimentare, caccia e pesca della Regione Emilia-Romagna, Alessio Mammi, la responsabile Ufficio Bruxelles Cia – Agricoltori Italiani, Alessandra De Santis, il vicepresidente di Cia Emilia-Romagna, Antenore Cervi. I lavori erano presieduti da Danilo Misirocchi, presidente Cia Romagna.

“Condivido molto l’approccio e il punto di vista che Cia rappresenta e sta portando – ha esordito l’assessore Mammi – Mi pare un’impostazione giusta che cerca di fare i conti con la realtà, che non si chiude dentro schemi del passato che non torneranno più, ma è anche molto realista e cerca di guardare al futuro con sano pragmatismo”.

“Ogni fase storica presenta delle opportunità e dei rischi e noi, come sistema istituzionale e come imprese, dobbiamo sapere cogliere le opportunità, ma anche affrontare i cambiamenti che avremo davanti, consapevoli del contesto nel quale ci troviamo. Nei prossimi anni avremo sempre più una competizione globale planetaria molto forte per la produzione e l’approvvigionamento di cibo, e i continenti già stanno muovendosi nel fare accordi commerciali, nel promuovere politiche di carattere espansivo. Gli effetti dei cambiamenti climatici continueranno ad essere sempre più forti, così come avremo a che fare con cambiamenti negli stili di vita e nei consumi”.

“Abbiamo però anche opportunità inedite rispetto al passato, che dobbiamo cogliere come sistema agricolo alimentare italiano ed europeo. Innanzitutto una rinnovata consapevolezza del valore del cibo e dell’agricoltura, che pandemia rimesso al centro del dibattito, così come un altro aspetto sul quale una Regione come la nostra può dire tanto è il fatto che i consumatori saranno sempre più attenti a qualità, tracciabilità, sicurezza alimentare. Siamo davanti a quattro anni almeno in cui ci sarà una ripresa del commercio mondiale soprattutto nell’area occidentale e per noi quindi nuove opportunità che può cogliere anche una regione come la nostra, che ha organizzazione, know how, conoscenza, un sistema agricolo ancora solido e strutturato”.

“Per affrontare le difficoltà, le sfide, i cambiamenti e per valorizzare al massimo le opportunità avremo degli strumenti straordinari anche dal punto di vista economico, che in passato non sempre abbiamo avuto. Da questo punto di vista l‘Europa ha cambiato strada. Dopo la pandemia, questa nuova consapevolezza intorno al valore del cibo e dell’agricoltura che ne è alla base, l’Europa ha cambiato orientamento e nella prospettiva dei prossimi sette anni avremo anche qualche risorsa in più rispetto agli ultimi sette, anche se secondo il settore agricolo e agroalimentare meriterebbe un investimento ancora più forte. A queste risorse del Psr si sommano poi quelle del Recovery fund che il nuovo governo dovrà gestire in tempi molto rapidi. Mi auguro che di questi 209 miliardi una quota maggiore sia per l’agricoltura: oggi ne sono stati individuati solo un miliardo e 800 milioni, che sono insufficienti. Lo chiederò al ministro Patuanelli che ho già contattato nei giorni scorsi appena è stato nominato. Sul Recovery a ottobre come Emilia-Romagna abbiamo mandato al Governo un documento con alcuni suggerimenti su come le risorse potrebbero essere ben impiegate per rispondere adeguatamente alle alle sfide che l’agricoltura avrà nei prossimi anni”.

“Naturalmente il dibattito in corso sulla nuova Pac in Europa è tra Parlamento, Commissione e Consiglio. Le regioni ancora in questa discussione non sono entrate e stiamo chiedendo da mesi che si inizi a coinvolgerle. Non sopporto l’idea che la Pac sia vista come una cosa che riguarda gli agricoltori o il settore green: la Pac è il documento fondativo dell’Unione Europea e cioè è un documento strategico che determina il ruolo che l’Europa vuole avere nel mondo. La Pac nasce come creazione di un mercato agricolo comune e come strumento con il quale ad aiutare i nostri popoli a essere autonomi e autosufficienti dal punto di vista alimentare e agricolo. Secondo me questo obiettivo deve ancora averlo. Si punta molto forte sul piano della sostenibilità, ma non può abbandonare il suo primario obiettivo, fare in modo che l’Europa sia autosufficiente e un player attivo nel commercio mondiale”.

“La sostenibilità non viene chiesta dall’Europa o da qualche burocrate. E’ una grande domanda del pianeta, di larghe parti dei consumatori. Contrapporre ambiente e agricoltura è l’errore più clamoroso, perché gli agricoltori vivono e lavorano a contatto con l’ambiente, hanno tutto l’interesse oltre che l’esigenza, oltre che la tensione morale, a fare in modo che terreni cui operano siano fertili, le acque siano pulite, utilizzate bene, che le emissioni diminuiscano, che si salvaguardi la biodiversità come elemento di ricchezza, che venga mantenuta la sostanza organica nei terreni”.

“Se c’è una regione in Italia che sul piano sostenibilità ha fatto tantissimo, ha accelerato nell’aumento di più 75 per cento del biologico, sia di imprese che di ettari negli ultimi sette anni. Nel nuovo Psr 2021 2022 continuiamo con le misure agroambientali, con il sostegno al biologico, sia l’insediamento che il mantenimento, faremo un bando sul biologico proprio per aumentare le percentuali. Quindi è una sfida che noi raccogliamo fino in fondo, consapevoli che produttività e sostenibilità devono stare insieme, perché non c’è sostenibilità ambientale se non c’è anche sostenibilità economica e sociale, non c’è impresa capace di produrre meglio e in modo più intelligente se non è capace anche di generare reddito per chi lavora”.

“Sulla nuova Pac ci sono fondamentalmente ancora 3-4 punti aperti sui quali bisogna lavorare molto. Il primo è la governance: le regioni non possono essere tenute fuori dalla governance della nuova Pac. Il piano strategico nazionale: è giusto, discutiamolo, vogliamo dire la nostra, dare dei consigli sulla base anche delle esperienze che le Regioni raccolgono, che non sono tutte uguali. Però noi vorremmo rimanere anche autorità di gestione. Ho visto questo primo anno da assessore che quando sono stati fatti ad esempio dei bandi nazionali da parte del ministero dell’Agricoltura non sempre hanno dato delle risposte molto convincenti, sia in termini dei tempi, sia rispetto al merito. Se dovessi immaginare che tutto il prossimo Psr sia gestito da Roma un po’ mi preoccuperebbe rispetto ai tempi, alla velocità di emanazione dei bandi, alla capacità di essere efficienti. Sugli ecoschemi vorremmo dire la nostra, così come sulla necessità di rivedere anche le procedure della nuova Pac cercando di semplificare anche sistemi di valutazione dei risultati. Servirebbero nuovi Ocm di carattere nazionale capaci anche di rafforzare gli aspetti commerciali in alcuni settori strategici per la nostra regione”.

“Stiamo adesso discutendo come Regioni con le rappresentanze agricole su come destinare i circa 380 milioni che potremmo avere nei prossimi due anni di transizione del Psr 2020-22. Circa la metà andranno a misure che riguardano l’ambiente, il clima, misure agroambientali. Il resto dovremo continuare a investirlo sui giovani e sugli investimenti aziendali, sia singoli che premiando coloro che decidono di collaborare, di mettersi in filiera in modo lungimirante, e nell’aiutare le nostre imprese a essere sempre più capaci di arrivare sui mercati. Per me le risorse del Psr vanno distribuite sulla base di criteri oggettivi e di merito: devono tener conto delle caratteristiche regionali dell’agricoltura, del numero di imprese, anche del numero di occupati. Insieme ad altre 15 regioni italiane abbiamo proposto di rivedere i criteri di riparto del Psr e questa proposta condivisa ha trovato l’opposizione di altre sei regioni, che invece vogliono mantenere i criteri “storici” in modo completo. Su questo cercheremo di impegnarci perché ci consentirebbe di avere maggiori risorse a disposizione delle nostre imprese”.

C.I.A. EMILIA ROMAGNA – VIA BIGARI 5/2 – 40128 BOLOGNA BO – TEL. 051 6314311 – FAX 051 6314333
C.F. 80094210376 – PEC: amministrazione.er@cia.legalmail.it

Privacy Policy  –  Note legali

WhatsApp chat
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: