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Ricambio generazionale

Cia Ferrara: per i giovani l’agricoltura è un percorso a ostacoli

Secondo l’Osservatorio Economico della Camera di Commercio di Ferrara le imprese del settore agricolo continuano a diminuire, seconde solo a quelle del commercio. E per gli under 35 che vogliono partire da zero fare l’agricoltore è quasi un’utopia

FERRARA – “Non è un paese per giovani, soprattutto per quelli che vorrebbero lavorare nel settore agricolo”. Secondo il presidente  Stefano Calderoni, i dati dell’Osservatorio Economico della Camera di Commercio di Ferrara non lasciano dubbi: le imprese agricole individuali sono in calo, seconde solo a quelle del commercio. Diminuiscono anche le aziende condotte da giovani, una contrazione non drastica a livello di numeri, ma significativa per delineare una tendenza economica e sociale.

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Ultime notizie

Incontro con Maurizio Martina

Agrinsieme incontra il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina
Un dialogo aperto in vista delle prossime elezioni per discutere dei temi e delle problematiche più rilevanti del settore, con l’obiettivo di rimettere l’agricoltura al centro dell’agenda economica e politica

FERRARA – “Più agricoltura, più futuro” è il tema dell’incontro che si è svolto presso la Coop Bellini di Filo di Argenta (Ferrara) tra il coordinamento di Agrinsieme Ferrara - che unisce Confagricoltura, Cia, Copagri e le cooperative agricole Fedagri-Confcooperative, Lega coop Agroalimentare e Agci-Agrital - e il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina. Un confronto aperto, al quale ha partecipato anche la senatrice Maria Teresa Bertuzzi, per parlare della necessità stringente di considerare l’agricoltura una vera e propria priorità, perché è capace di trainare l’economia e portare il nostro Paese verso la vera innovazione e un futuro più sostenibile.

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L’anno nero del mais
Produzione sostanzialmente dimezzata nella zona di Ferrara e nell’Alto ferrarese, meglio nel Basso ferrarese. Presenza di aflatossine che superano i limiti previsti di legge

FERRARA – È allarme mais nelle campagne ferraresi e in quelle di tutta la regione. Il Gie (Gruppo di Interesse Economico) Cereali di Cia – Agricoltori Italiani Ferrara sta monitorando la campagna di raccolta e i risultati sono sconfortanti, tanto da poter tranquillamente parlare di “anno nero” del mais. A Ferrara la superficie investita nel 2016 è stata di oltre 26.000 ettari, che hanno prodotto circa 2milioni e 700mila quintali, il 40% dell’intera produzione regionale. Superfici pressoché stabili anche nel 2017, ma la produzione sarà quasi certamente dimezzata, a causa dell’assenza di piogge e delle temperature elevate che hanno alterato il ciclo vegetativo, fatto proliferare le micotossine e anticipato la raccolta di una ventina di giorni.

 

«Mediamente nell’Alto ferrarese – spiega Andrea Bandiera del Gie Cereali – si producono 90-100 quintali per ettaro di mais, mentre quest’anno siamo a 50-60 quintali, con punte negative di 20-30 quintali, soprattutto dove non c’è la possibilità di irrigare o si è scelto di non farlo. Perché sappiamo tutti che il mais è una coltura irrigua e quest’anno sarebbe stata necessaria una super irrigazione, ma il prezzo dei cereali non sempre consente di fare ciò che è necessario, che sia irrigare o fare un trattamento non previsto. Le temperature elevate e l’assenza di pioggia hanno, inoltre, mandato le piante in stress idrico e fatto proliferare le aflatossine, abbassando la qualità del mais».
Alle rese ben al di sotto della media si aggiunge, dunque, la difficile gestione del prodotto. «Sappiamo – continua Bandiera – che i funghi responsabili del proliferare delle micotossine attaccano le piante deboli, quelle che non vegetano correttamente e quest’anno il ciclo vegetativo è stato anomalo. Ci ritroviamo con il 50-60% di prodotto dove le aflatossine superano i limiti di legge consentiti, che presumibilmente sarà destinato a scopo energetico, anche se ogni centro di ritiro ha politiche differenti».

 

Una situazione migliore ma comunque non soddisfacente anche nel Basso Ferrarese. «In queste zone abbiamo una disponibilità maggiore di acqua per l’irrigazione – spiega Massimo Piva del Gie – e chi ha irrigato in maniera consistente è riuscito a rimanere su una media di 100-110 quintali per ettaro, mentre per chi non ha irrigato la produzione si è fermata a 50-60 quintali. Però dobbiamo fare un calcolo dei costi-benefici, perché irrigare comporta un aumento considerevole dei costi di produzione e con i primi prezzi a 18€/q il margine di guadagno non c’è. Per quello che riguarda le aflatossine, la loro presenza è innegabile, anche se la situazione sembra migliore rispetto all’Alto Ferrarese, probabilmente perché l’irrigazione ha consentito alle piante di avere un ciclo vegetativo più normale e c’è stata una minore proliferazione di funghi. Sta andando meglio, invece, per il sorgo che ha sofferto meno il secco, e sta avendo cali produttivi limitati, anche perché si tratta di una coltura rustica, capace di superare le forti crisi idriche».

 

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