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Agrinsieme: nuovo coordinatore

Agrinsieme Ferrara: Stefano Calderoni nuovo coordinatore

Due novità per il coordinamento delle associazioni agricole e cooperative agroalimentari, con l’entrata nel gruppo di Copagri e il cambio di coordinamento che passa da Confagricoltura a Cia – Agricoltori Italiani Ferrara

FERRARA – Insieme si vince e si costruiscono importanti opportunità per il settore. È questa l’idea che muove Agrinsieme, il coordinamento di Cia – Agricoltori Italiani, Confagricoltura e cooperative agroalimentari che in questi anni ha portato avanti numerose battaglie per il miglioramento del settore. A Ferrara rappresenta oltre 12.000 associati e altrettanti dipendenti, 4.000 aziende (il 65% delle superficie agricola), 45 cooperative e un indotto di oltre un miliardo di euro. Numeri importanti, una forza rappresentativa che consente di stimolare le politiche per il settore a tutti i livelli istituzionali e incidere in maniere più efficace per contrastare le situazioni negative e le problematiche degli associati.

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Ultime notizie

40 Anni Cia: tra storia e futuro

Cia Ferrara celebra i 40 anni. Europa e ambiente le sfide del futuro.

L’associazione ha assegnato i riconoscimenti agli agricoltori e ai dirigenti che hanno contribuito alla crescita dell’organizzazione e del settore primario

FERRARA - La storia di Cia – Agricoltori Italiani Ferrara raccontata attraverso i volti dei suoi protagonisti, le splendide voci del Coro delle mondine di Porporana e uno spettacolo teatrale divertente e irriverente. Questi gli ingredienti dell’evento organizzato per celebrare i primi 40 anni di attività dell’organizzazione – nata del dicembre del 1977 come Confederazione italiana Coltivatori (Cic) e poi diventata Confederazione Italiana Agricoltori - che si è svolto domenica 22 ottobre alla Sala Estense di Ferrara. La serata è stata aperta dall’intervento del presidente provinciale Stefano Calderoni, che ha ripercorso la storia di Cia e ha parlato di un’agricoltura più forte ed europea, come era già stata pensata nel 1973 da Giuseppe Avolio, primo presidente dell’associazione.

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Servono interventi strutturali straordinari per affrontare i cambiamenti climatici

I periodi di siccità non sono eventi straordinari ma fanno ormai parte del clima e non si può affrontarli come emergenze, ma intervenire con una diversa gestione delle acque. Spiega Stefano Calderoni, presidente di Cia – Agricoltori Italiani Ferrara

FERRARA – L’assenza di piogge e le temperature elevate di questi giorni stanno mettendo in crisi le principali colture del territorio e riducendo in maniera preoccupante le risorse d’acqua per l’irrigazione, con il livello del Po sceso a un livello di soli quattro metri e mezzo. La Regione Emilia-Romagna ha chiesto al Governo lo stato di emergenza per la crisi idrica che ha colpito l’intero territorio regionale, una misura che per Cia – Agricoltori Italiani Ferrara è assolutamente necessaria e corretta, ma servono subito opere straordinarie per mitigare gli effetti del cambiamento climatico.

 

«Parlare di emergenza siccità o, al contrario, di emergenza per eccesso di pioggia non ha più senso – dice Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia – Agricoltori Italiani Ferrara. Il nostro clima ha subito modifiche che ormai fanno parte delle sue caratteristiche intrinseche, non sono fatti eccezionali ma delle costanti. Per questo, pur apprezzando le richieste dalla Regione per superare questo momento di crisi – pomodoro, secondi raccolti e tutta la frutticoltura è in forte crisi - crediamo che si debba uscire dalla logica emergenziale. Per affrontare cambiamenti straordinari servono misure strutturali straordinarie. Parlo di intervenire sul Po con un’opera capillare di bacinizzazione, come hanno fatto in altri stati con altri grandi fiumi – penso alla Senna o al Reno – per garantire il livello idrico dei bacini e la qualità dell’acqua. Il Consorzio di Bonifica Ferrara aveva già effettuato uno studio di fattibilità nel 2011-2012, poi accantonato per problemi di tagli di bilancio, che penso si dovrebbe rivalutare con attenzione. La creazione dei bacini e di sbarramenti impedirebbe all’acqua del mare di risalire quando le portate del fiume sono basse e risolverebbe il problema del cosiddetto “cuneo salino”, creato dall’acqua salata del mare, più pesante di quella dolce, che risale lungo il fiume.

Il sistema di bacini assicurerebbe, dunque, acqua dolce per irrigare i campi, anche in momenti di particolare siccità e in estate e gli agricoltori devono poter irrigare, seguendo naturalmente le regole, anche in queste condizioni. L’unica certezza dei produttori, invece, è l'aumento esponenziale del costo dei fattori produttivi: pompare l’acqua fino ai campi prevede un utilizzo straordinario di gasolio agricolo, e questo incide pesantemente sui costi di produzione e sull’ambiente. Inoltre allo sforzo degli agricoltori per salvaguardare le colture non corrisponde un riconoscimento economico alla vendita dei prodotti. Faccio poi un appello – conclude Calderoni – che, se dovesse perdurare questa situazione, vengano presto emanate ordinanze per limitare l’utilizzo di acqua per irrigare le aree verdi pubbliche e private. L’acqua è una risorsa troppo preziosa e deve essere utilizzata in maniera ponderata in ogni momento dell’anno ma soprattutto quando è scarsa come in queste settimane».

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