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Rupuliamo la campagna

Anche Cia - Agricoltori Italiani Ferrara partecipa all'iniziativa "Ripuliamo la campagna", organizzata da Cia - Emilia Romagna con la collaborazione di Cascina Pulita. Venerdì 20 aprile, a partire dalle 10.30, gli agricoltori saranno sulla Strada dei Colombacci - tra Codigoro e la Riserva Naturale del Bosco della Mesola - per raccogliere i rifiuti che vengono abitualmente abbandonati nei campi e lungo i fossi. L'iniziativa punta a sensibilizzare i cittadini contro il fenomeno dell'abbandono dei rifiuti nelle campagne e a sottolineare il ruolo degli agricoltori, impegnati ogni giorno per la tutela dell'ambiente, soprattutto in zone come il Parco del Delta del Po dove è fondamentale proteggere l'ecosistema.

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Sicurezza degli alimenti

Agricoltori garanti della sicurezza alimentare
Il report annuale del Ministero della salute indica che quasi il 100% degli alimenti non contiene residui di fitofarmaci dannosi per la salute

«Permane ancora, nella nostra società, l’immagine di un agricoltore che fa un uso massivo di trattamenti agronomici, indifferente all’ambiente o alla salubrità dei prodotti che immette sul mercato. Ma si tratta di un pensiero fuorviante e ideologico – commenta Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia Ferrara - smentito dai dati diffusi dal ministero della Salute sui residui di fitofarmaci negli alimenti: assenti nel 99,2% dei prodotti analizzati».

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Accordo CETA: allarmismo inutile e ingiustificato
Agrinsieme Ferrara sottolinea che il trattato di libero scambio tra Europa e Canada non ha portato un’invasione di grano duro canadese in Italia. Secondo i dati Istat, inoltre, è aumentato l’export di prodotti italiani

FERRARA – Navi cariche di grano canadese trattato con glifosato che “invadono” l’Italia, provocano la crisi del prezzo dei cereali e gravi problemi ai produttori. Questo, in sostanza, lo scenario prefigurato da associazioni di categoria e alcuni schieramenti politici dopo l’accordo CETA (Accordo Economico e Commerciale globale) tra Europa e Canada. Il trattato, entrato in vigore in via provvisoria nel settembre 2017, prevede l’azzeramento dei dazi doganali per gli scambi tra i due paesi e comprende una serie di disposizioni per favorire elevati standard ambientali, sociali e la qualità delle produzioni.


«Abbiamo sempre sostenuto – spiega Stefano Calderoni, coordinatore di Agrinsieme Ferrara – che il CETA fosse un trattato innovativo, dal quale il nostro agroalimentare avrebbe ricavato benefici. E i dati sulle tendenze del commercio estero, recentemente elaborati dall’ufficio studi di Cia- Agricoltori Italiani su base Istat, ci danno ragione. L’export verso il Canada è balzato al 9% nel primo trimestre di applicazione del trattato (ottobre-dicembre 2017), mentre non c’è stata l’invasione di grano canadese, anzi: le importazioni di duro sono diminuite del 35%, una tendenza già riscontrata negli ultimi anni».


Il Canada non è dunque diventato, secondo Agrinsieme, il “granaio” d’Europa, il mercato non è stato alterato dall’accordo e ci sono, al contrario, possibilità di rilancio del settore agroalimentare, grazie al consolidamento di mercati esistenti e l’apertura di nuovi sbocchi commerciali.
«Il protezionismo non serve alla nostra agricoltura – continua Calderoni-. Quando si fanno considerazioni su accordi internazionali, che possono favorire lo sviluppo delle imprese, gli allarmismi lanciati per fare scalpore o cavalcare temi ambientali durante le campagne elettorali, non servono a nessuno. Come Agrinsieme Ferrara, in accordo con il coordinamento nazionale, abbiamo atteso di vedere gli effetti del trattato e valutato l’impatto su aziende e cooperative. E il bilancio per noi è positivo, perché abbiamo esportato in Canada prodotti agroalimentari – in particolare vino, pasta, pomodori, formaggi e specialità tradizionali IGP - per 80 milioni di euro. Inoltre il CETA prevede una maggiore tutela del Made in Italy, perché protegge dalla contraffazione, garantendo la sicurezza alimentare ai consumatori. Si tratta di un’occasione per le imprese e le filiere del nostro agroalimentare, che fatica a trovare nuovi e redditizi sbocchi commerciali».


Anche la questione del glifosato, il principio attivo contenuto negli erbicidi, che in Canada viene utilizzato per trattare i cereali, è un tema utilizzato per fomentare la polemica.
«Il timore – spiega Calderoni - era che la filiera della pasta italiana fosse “contaminata” dal glifosato, messo sotto osservazione in Italia e Europa. Come coordinamento abbiamo accolto positivamente la decisione di fare controlli seri per capire i suoi reali effetti, visto che la salute pubblica viene ovviamente prima di tutto. Ma, come abbiamo visto, non c’è stata l’invasione di grano canadese trattato con glifosato e soprattutto autorevoli ricerche scientifiche italiane e internazionali lo hanno considerato sicuro.


Naturalmente – conclude il coordinatore di Agrinsieme – occorre valutare sempre con molta attenzione gli accordi internazionali, visto che alcuni di essi possono provare davvero gravi problemi a livello di produzione e mercato, basti pensare a quelli Eba che hanno eliminato i dazi sull’import di riso in Europa. Ma il nostro agroalimentare non può permettersi un sistema chiuso, perché rischia di implodere e non fare quello scatto in avanti che i nostri produttori e le nostre eccellenze meritano».

 

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