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Rupuliamo la campagna

Anche Cia - Agricoltori Italiani Ferrara partecipa all'iniziativa "Ripuliamo la campagna", organizzata da Cia - Emilia Romagna con la collaborazione di Cascina Pulita. Venerdì 20 aprile, a partire dalle 10.30, gli agricoltori saranno sulla Strada dei Colombacci - tra Codigoro e la Riserva Naturale del Bosco della Mesola - per raccogliere i rifiuti che vengono abitualmente abbandonati nei campi e lungo i fossi. L'iniziativa punta a sensibilizzare i cittadini contro il fenomeno dell'abbandono dei rifiuti nelle campagne e a sottolineare il ruolo degli agricoltori, impegnati ogni giorno per la tutela dell'ambiente, soprattutto in zone come il Parco del Delta del Po dove è fondamentale proteggere l'ecosistema.

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Sicurezza degli alimenti

Agricoltori garanti della sicurezza alimentare
Il report annuale del Ministero della salute indica che quasi il 100% degli alimenti non contiene residui di fitofarmaci dannosi per la salute

«Permane ancora, nella nostra società, l’immagine di un agricoltore che fa un uso massivo di trattamenti agronomici, indifferente all’ambiente o alla salubrità dei prodotti che immette sul mercato. Ma si tratta di un pensiero fuorviante e ideologico – commenta Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia Ferrara - smentito dai dati diffusi dal ministero della Salute sui residui di fitofarmaci negli alimenti: assenti nel 99,2% dei prodotti analizzati».

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Cia Ferrara: per i giovani l’agricoltura è un percorso a ostacoli

Secondo l’Osservatorio Economico della Camera di Commercio di Ferrara le imprese del settore agricolo continuano a diminuire, seconde solo a quelle del commercio. E per gli under 35 che vogliono partire da zero fare l’agricoltore è quasi un’utopia

FERRARA – “Non è un paese per giovani, soprattutto per quelli che vorrebbero lavorare nel settore agricolo”. Secondo il presidente  Stefano Calderoni, i dati dell’Osservatorio Economico della Camera di Commercio di Ferrara non lasciano dubbi: le imprese agricole individuali sono in calo, seconde solo a quelle del commercio. Diminuiscono anche le aziende condotte da giovani, una contrazione non drastica a livello di numeri, ma significativa per delineare una tendenza economica e sociale.

 

“In questi anni si è parlato molto di giovani agricoltori e sostegno al ricambio generazionale – ha detto Calderoni. Un tema fondamentale, che spesso è stato usato come strumento di propaganda, tanto che i media hanno finito con il dipingere un massiccio ritorno alla terra degli under 35. Si tratta però di un quadro poco realistico e sono i dati statistici a confermarlo. C’è sicuramente un rinnovato interesse per l’agricoltura - lo dimostra anche l’aumento delle iscrizioni a scuole superiori e facoltà di agraria - ma questo non si traduce automaticamente nella nascita di una nuova generazione di agricoltori. Molti scelgono attività legate, ad esempio, al marketing agroalimentare o alla ricerca, altri vogliono davvero diventare imprenditori agricoli, ma si trovano a percorrere un impraticabile percorso a ostacoli e rinunciano”

 

“La verità - continua Calderoni - è che al netto di un numero ancora esiguo di imprese agricole innovative condotte da giovani, c’è una maggioranza di ragazzi esclusi dal settore. Le difficoltà principali rimangono l’accesso alla terra e al credito. Inutile nascondere l’evidenza: nella maggior parte dei casi chi non proviene da una famiglia di agricoltori in possesso di una superficie adeguata di terreno, o non ha un capitale da investire, è fuori. In questo senso la Banca delle Terre agricole – terreni dello stato messi a disposizione degli agricoltori – è una buona iniziativa, ma inefficace dal punto di vista operativo. Queste terre andrebbero, infatti, concesse in affitto e non vendute, per diventare un bene “circolare” virtuoso. In questo modo un giovane agricoltore riuscirebbe a usufruirne per sviluppare una startup, valutare la reale redditività dell’azienda e anche l’attitudine a lavorare nel settore. Potrebbe poi scegliere se tenere i terreni o rinunciarvi, facendoli tornare nella disponibilità dello stato e di altri giovani. Ora, invece, c’è il rischio che chi possiede la terra prossimale a quella messa a disposizione dallo stato chieda di acquistarla, allargando semplicemente la superficie di aziende già esistenti.”

 

“I giovani - conclude il presidente Cia - non stanno tornando in massa all’agricoltura, perché è il sistema stesso che li respinge. Per questo bisogna fare di più e ci impegneremo nei prossimi mesi, anche ai tavoli istituzionali e attraverso Agrinsieme, per sollecitare azioni concrete e mirate per invertire questa tendenza, che rischia di compromettere lo sviluppo dell’agricoltura ferrarese.”

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