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Rupuliamo la campagna

Anche Cia - Agricoltori Italiani Ferrara partecipa all'iniziativa "Ripuliamo la campagna", organizzata da Cia - Emilia Romagna con la collaborazione di Cascina Pulita. Venerdì 20 aprile, a partire dalle 10.30, gli agricoltori saranno sulla Strada dei Colombacci - tra Codigoro e la Riserva Naturale del Bosco della Mesola - per raccogliere i rifiuti che vengono abitualmente abbandonati nei campi e lungo i fossi. L'iniziativa punta a sensibilizzare i cittadini contro il fenomeno dell'abbandono dei rifiuti nelle campagne e a sottolineare il ruolo degli agricoltori, impegnati ogni giorno per la tutela dell'ambiente, soprattutto in zone come il Parco del Delta del Po dove è fondamentale proteggere l'ecosistema.

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Sicurezza degli alimenti

Agricoltori garanti della sicurezza alimentare
Il report annuale del Ministero della salute indica che quasi il 100% degli alimenti non contiene residui di fitofarmaci dannosi per la salute

«Permane ancora, nella nostra società, l’immagine di un agricoltore che fa un uso massivo di trattamenti agronomici, indifferente all’ambiente o alla salubrità dei prodotti che immette sul mercato. Ma si tratta di un pensiero fuorviante e ideologico – commenta Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia Ferrara - smentito dai dati diffusi dal ministero della Salute sui residui di fitofarmaci negli alimenti: assenti nel 99,2% dei prodotti analizzati».

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Escludere gli agricoltori dall’innalzamento dell’età pensionabile
Condurre un’azienda agricola è un lavoro usurante e non è equo inserire gli agricoltori nella platea di lavoratori che andranno in pensione a quasi 70 anni

 FERRARA – Cia – Agricoltori Italiani Ferrara condivide e appoggia la richiesta, espressa da Cia Nazionale al Governo, di estendere la platea dei lavori gravosi e usuranti esclusi dalla riforma pensionistica, anche ai Coltivatori diretti e Imprenditori agricoli professionali (Iap). L’associazione si oppone al criterio stesso con la quale è stata pensata la legge Fornero, che porta l’età pensionabile a 67 anni dal 2019, basato sull’aumento dell’aspettativa di vita delle persone. Un metodo che non tiene conto di anni, come il 2015, durante il quale l’aspettativa di vita è diminuita e nemmeno della necessità del ricambio generazionale che caratterizza l’economia italiana e il settore agricolo in particolare, dove il turn-over tra agricoltori senior e giovani è fermo al 7%.

 

Secondo Stefano Calderoni, presidente provinciale, si tratta di: “Una riforma che negli anni popolerà le campagne di agricoltori ultra-settantenni che, invece di formare le nuove generazioni e fare da “tutor” ai giovani imprenditori, dovranno gestire completamente l’azienda, con rischi anche per la sicurezza”.
“È vero - continua il presidente Cia Ferrara - che negli ultimi decenni le persone che un tempo erano considerate “anziane”, sono ora molto attive e il settore agricolo ha visto un aumento della meccanizzazione che ha migliorato non solo la produttività, ma anche le condizioni di vita degli agricoltori. Ma il lavoro in campagna rimane duro e usurante e alcune lavorazioni - penso ad esempio alla raccolta di radicchio, fragole e della frutta in generale - rimangono ancora sostanzialmente manuali. Inoltre il tessuto agricolo ferrarese e italiano è fatto di piccole-medie aziende, che faticano a fare reddito e non sempre possono permettersi di investire in mezzi tecnici di ultima generazione, continuando a lavorare con attrezzature datate. Proviamo a immaginare – continua Calderoni - cosa significa per un agricoltore che ha già lavorato una vita intera, ritrovarsi a settant’anni su un trattore senza aria condizionata in estate o riscaldamento in inverno, o a raccogliere ettari di pere su un carro raccolta che magari di anni ne ha trenta o quaranta. Pensiamo ancora che non siano lavori gravosi e usuranti?”

Oltre al nodo dell’età pensionabile esiste poi il problema degli assegni pensionistici degli agricoltori, troppo bassi per garantire una vita dignitosa a un’ampia fascia di pensionati del settore.
“Infine – conclude il presidente Cia – oltre al danno c’è la beffa: gli agricoltori andranno in pensione tardi e con assegni che sono i più bassi d’Europa, perché la maggior parte non arriva a 500 euro. La nostra associazione propone un intervento per istituire una pensione base, di 448 euro, alla quale aggiungere la quota accumulata con il metodo contributivo. In tal senso, alcune proposte di legge attualmente depositate in Parlamento, come ad esempio la numero 2100 giacente alla Camera, rappresentano una buona base giuridica da cui partire”.

 

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