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Cia Ferrara: per i giovani l’agricoltura è un percorso a ostacoli

Secondo l’Osservatorio Economico della Camera di Commercio di Ferrara le imprese del settore agricolo continuano a diminuire, seconde solo a quelle del commercio. E per gli under 35 che vogliono partire da zero fare l’agricoltore è quasi un’utopia

FERRARA – “Non è un paese per giovani, soprattutto per quelli che vorrebbero lavorare nel settore agricolo”. Secondo il presidente  Stefano Calderoni, i dati dell’Osservatorio Economico della Camera di Commercio di Ferrara non lasciano dubbi: le imprese agricole individuali sono in calo, seconde solo a quelle del commercio. Diminuiscono anche le aziende condotte da giovani, una contrazione non drastica a livello di numeri, ma significativa per delineare una tendenza economica e sociale.

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Ultime notizie

Incontro con Maurizio Martina

Agrinsieme incontra il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina
Un dialogo aperto in vista delle prossime elezioni per discutere dei temi e delle problematiche più rilevanti del settore, con l’obiettivo di rimettere l’agricoltura al centro dell’agenda economica e politica

FERRARA – “Più agricoltura, più futuro” è il tema dell’incontro che si è svolto presso la Coop Bellini di Filo di Argenta (Ferrara) tra il coordinamento di Agrinsieme Ferrara - che unisce Confagricoltura, Cia, Copagri e le cooperative agricole Fedagri-Confcooperative, Lega coop Agroalimentare e Agci-Agrital - e il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina. Un confronto aperto, al quale ha partecipato anche la senatrice Maria Teresa Bertuzzi, per parlare della necessità stringente di considerare l’agricoltura una vera e propria priorità, perché è capace di trainare l’economia e portare il nostro Paese verso la vera innovazione e un futuro più sostenibile.

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Per il pomodoro ferrarese una campagna positiva solo a metà
Buone produzione e qualità ma non sono mancate le difficoltà logistiche provocate dall’andamento climatico e dalla pesante assenza di Ferrara Food

FERRARA – La campagna del pomodoro da industria, con la raccolta arrivata a circa il 70-80% del totale, non può dirsi completamente positiva per i produttori. Secondo Cia – Agricoltori Italiani Ferrara, a pesare sono soprattutto le difficoltà logistiche nella consegna del prodotto e la pesante assenza di Ferrara Food, che da sola lavorava quasi il 40% del pomodoro ferrarese. Bilancio positivo, invece, per i volumi prodotti e la qualità, come spiega Giovanni Pozzati, un produttore di Cia Ferrara che coltiva 150 ettari nel Basso ferrarese.


«Con un media di 700 quintali per ettaro e un grado Brix attorno al 5 - spiega Pozzati – possiamo parlare di una buona annata per il pomodoro da industria. La siccità non ha influito particolarmente sulla produzione, perché le aziende ferraresi sono ormai attrezzate per irrigare e la disponibilità d’acqua non è mancata. Anzi, il clima caldo e l’assenza di pioggia sono stati un bene, perché i produttori sono riusciti a gestire e dosare la quantità d’acqua e a evitare il proliferare della malattie fungine e i relativi trattamenti necessari per contrastarle. Se l’andamento climatico non ha, di fatto, condizionato quello vegetativo e la produzione, ha però avuto un peso determinante in fase di raccolta. Le difficoltà in questa campagna sono soprattutto logistiche, perché le alte temperature hanno fatto maturare tutte le varietà, anche quelle più tardive, contemporaneamente, provocando una concentrazione eccezionale di prodotto in un periodo ristretto. In questa situazione l’industria, che segue una programmazione precisa e ha una certa capacità di lavorazione, si è trovata in difficoltà ed alcuni agricoltori hanno avuto problemi di sovramaturazione o hanno dovuto lasciare qualche ettaro di pomodoro in campo».


Sui problemi di gestione del prodotto ha pesato l’annunciata assenza di Ferrara Food, come afferma Stefano Calderoni, presidente di Cia Ferrara. «L’azienda assorbiva circa 30.000 quintali di prodotto al giorno, una quantità considerevole che consentiva agli agricoltori di programmare la raccolta e di non trovarsi con il pomodoro pronto, ma nessun mezzo disponibile a ritirarlo. Quest’anno i produttori sono in difficoltà perché le altre aziende di trasformazione non riescono, da sole, a gestire grandi volumi in un periodo di tempo più breve. L’assenza di una grande azienda “prossimale” pesa anche sui costi di trasporto, che finiscono con l’incidere anche per il 30-40% sul valore del prodotto. Mandare un mezzo da un’altra provincia, magari da Parma, ha inoltre un forte impatto ambientale e questo va contro alla nostra idea di agricoltura sostenibile. Bisogna trovare assolutamente una soluzione per Ferrara Food – conclude Calderoni - perché è un punto di riferimento per la filiera del territorio, non solo per i produttori ma anche per i lavoratori, sia fissi che stagionali. Auspichiamo che il Tribunale valuti la situazione e soprattutto ci sia qualcuno interessato a prendere in mano l’azienda, con un solido piano di rilancio per la prossima campagna».

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